Anlac a Bruxelles sollecita trasparenza verso consumatori

Anlac
E’ stato molto forte il messaggio lanciato dagli allevatori del sud Europa riuniti presso l’Europarlamento a Bruxelles. Non c’è benessere dell’ uomo e degli animali che tenga se viene disatteso il diritto all’ informazione. Lo ha dichiarato Saverio De Bonis, presidente dell’ Anlac, associazione nazionale liberi allevatori di conigli, dopo il meeting “Carne cunicola: prospettive e problematiche”, indetto dall’
europarlamentare Isabella Adinolfi.

Un diritto negato ai consumatori europei - aggiunge - che da anni attendono l’ estensione della etichettatura obbligatoria dell’ origine anche per le carni di coniglio e per la quale nelle prossime settimane si attende l’ esito della valutazione d’ impatto da parte della Commissione europea, che speriamo metta la parola fine a una vera e propria discriminazione in atto da quattro anni.

Oggi - prosegue il presidente - perdere altro tempo in estenuanti valutazioni è dannoso per tutto il sud Europa. In precedenza - sottolinea l’ anlac - altre valutazioni d’ impatto avevano già confermato che l’ origine delle carni sembrava essere la preoccupazione principale dei consumatori. Questi vogliono che l’etichetta riporti dove l’animale è nato, allevato e macellato, affinchè siano rispettati gli articoli 12, 169 e 13 del TFUE, inerenti alla protezione dei consumatori, al diritto all’ informazione e alle esigenze in materia di benessere animale.
La normativa europea, inoltre, permette che sul cibo l’origine possa diventare quella del luogo in cui è avvenuta l’ultima lavorazione «sostanziale». Così, nel caso di un prodotto porzionato, i supermercati non sono obbligati ad indicare la provenienza della materia prima, ma solo il luogo dell’ ultima lavorazione «sostanziale».
Questa norma del codice doganale - evidenzia l’ anlac - non garantisce il rispetto dei trattati e apre le porte al commercio globale di carni di dubbia provenienza. Costringerà presto tutti i consumatori a mangiare solo conigli sintetici provenienti dalla Cina e dal Venezuela in nome di uno scambio globale che non rispetta il benessere animale e le normative sanitarie. Sinora questo commercio ha favorito solo gli scambi mondiali della Germania ed è stato troppo penalizzante per Italia, Grecia e Malta, paesi connotati da una forte tradizione culturale di consumo, che si trovano a fronteggiare situazioni anticoncorrenziali e fraudolente nelle importazioni rese agevoli proprio dall’assenza di etichettatura obbligatoria e di controlli.

Nessuna organizzazione sindacale ha chiesto misure di salvaguardia verso le importazioni extra-Ue come è accaduto invece per il riso. Pertanto, attendiamo nei prossimi giorni - conclude - una forte iniziativa politica da parte dell’ Europarlamento, dei sindacati agricoli, delle associazioni consumatori e, soprattutto, del Ministro Martina.