Storia di Maschito e le tradizioni arbëreshë


Maschito
Maschito
una finestra sul passato per poter vivere meglio il presente
proiettarsi nel futuro con un patrimonio culturale di inestimabile valore.

Provincia PZ
Abitanti 1707
Nome Abitanti Maschitani

Altitudine
595 slm
Distanza dal capoluogo 72
Prefisso Telefonico 0972
C.A.P. 85020
Municipio Via L.Cariati
Storia del paese
Maschito le tradizioni arbëreshë
Il nome deriva dal latino masculetum, che vuol dire piantagione di viti maschie. Era una fortificazione romana fu abbandonata nel sec. XIV.
Maschito fu popolato dagli albanesi nel 1467 sotto Ferdinando D'Aragona, quando Giorgio Castriota Skanderberg gli mandò notevoli rinforzi di truppe per combattere gli Angioini pretendenti al trono di Napoli.
Dopo la presa di Kroja da parte dei Turchi e l'abbandono di Scurati, si ebbe tra il maggio 1478 e il principio del 1479, una prima emigrazione di albanesi in Basilicata.
Più tardi nel 1533, quando cadde la fortezza di Corone e la conquista dell'Albania fu definitiva si aggiunse, ai primitivi albanesi, un notevolissimo numero di Coronei (Greci di Corone) cui volentieri seguirono i Meldesi.
Con il trattato di pace tra Carlo V e il sultano Solimano II, firmato a Costantinopoli nel giugno del 1533, la piazza forte di Corone, sita all'estremità orientale di Messenia, veniva consegnata ai turchi, a condizione che gli abitanti, disposti a lasciare la città, si imbarcassero su di una flotta, appositamente apprestata da Carlo V e si rifugiassero in Italia.
In tal modo i Coronei si spersero in varie località dell'Italia meridionale fondando, in Basilicata San Costantino Albanese, San Paolo Albanese, detta oggi Casalnovo Lucano, Farneta ripopolando i casali di Ginestra, Barile e Maschito.
A quel tempo, il territorio di Maschito era proprietà della Mensa Vescovile di Venosa e del Priorato del Santo Sepolcro dell'ordine Gerosolomitano di Bari. Con instrumento del 17 novembre 1539, presso il notaio Giacomo Citamiore di Venosa, regnando a Napoli il viceré Don Pedros de Toledo, l'anzidetto territorio fu ceduto al signor Don Giovanni de Icis, che si impegnava a corrispondere 66 ducati annui (£. 280,50) alla Mensa Vescovile e ducati 20 (£. 85) al Priorato di Bari.
In seguito, il De Icis, debitamente autorizzato, fondò il Casale di Maschito e, con atto pubblico, redatto dal notaio Giovanni Francesco De Judice di Cosenza il 26 settembre 1541, i greci albanesi si obbligarono a pagargli l'anno censo d'un ducato (£. 4,25) per ogni focolare o tugurio e, in più, 200 ducati (nel caso che il numero dei focolari aumentasse anche di uno solo).
In Maschito, diventato poi Feudo dei Carafa D'Andria, si conservò nei primi due secoli, il rito greco nella chiesa di San Nicola ora distrutta, indi fu accettato il rito latino. Il paese sorge sul colle Mustafà quindi il territorio è prevalentemente collinare. Il punto più alto è il monte Caruso a circa 800m. Il clima è un misto tra quello appenninico e mediterraneo con estati calde e secche ed inverni freddi con precipitazioni abbondanti. Il territorio è prevalentemente utilizzato per la coltivazione di vite, ulivo e grano.Ci sono piccoli ruscelli a carattere torrentizio. Le numerose chiese erette a Maschito, anche di rito bizantino e con liturgia professata in lingua greca sino al XVII secolo. Da quasi una quindicina resistettero al tempo ed al degrado la Chiesa Madre di Sant’Elia Profeta, quella del Purgatorio, della Madonna del Caroseno e del Purgatorio. Il rito bizantino fu professato a Maschito sino al 1628 quando intervenne per volontà del domenicano Diodato Scaglia della Diocesi di MELFI, con la Bolla episcopale di abolizione della ritualità bizantina nelle comunità greco-albanofone di Maschito, come pure di Ginestra e, ma molto più tardi a Barile: mentre resiste ancora in Basilicata, a San Paolo ed a San Costantino Albanese. Ancora, la grande fede e devozione popolare per Sant'Elia Profeta, di chiara ed inconfutabile matrice orientale, legano Maschito all'etnia dei suoi antenati .
Cosa vedere

La chiesa del Caroseno Fu costruita dai Greci Albanesi di Corone, rinominata per un pregevolissimo affresco della Madonna del 1558, (Madonna col Bambino) tratto alla luce nel 1930 durante i lavori di restauro della chiesa, e due grandi quadri relativi alla Pentecoste e alla Presentazione di Gesù al Tempio dell'insigne artista vissuto verso la fine del '700.

La chiesa del purgatorio o della Madonna del Rosario Conserva un artistico quadro della Madonna di Costantinopoli tratto dall'omonima cappella, andata in rovina. Della chiesa oggi dedicata alla Vergine Santissima del Rosario di Pompei, s'ignora la data di costruzione : si ritiene, però, che questa risalga ai primi anni della fondazione di Maschito e possiede le reliquie di Fratello Rosario Adduca, un servo di Dio originario di Maschito.

La chiesa di Sant’EliaHa un'unica navata, decorata in stucco, contiene due tele ad olio del '500 e il quadro della "Madonna dei sette veli", ritenuto miracoloso e perciò assai venerato; Sorta nel 1698 dagli albanesi ed è dedicata a Sant'Elia è ornata di artistiche decorazioni e pitture a stucco di squisita fattura di Domenico Pennino, nonché di due grandi quadri attribuiti a Giovanni Battista Caracciolo di Napoli (1570-1637) o ad artisti della sua scuola e un quadro originale del maestro Barberis, riguardanti la Sacra Famiglia. Il 5 Agosto 1939 la Madonna dei Sette Veli, ruppe i veli e li ricompose in miriabile toilette alla presenza di tre bambini e di molti fedeli. A opera del Pennino, sono riprodotte, sull'altare maggiore e sotto volta la Gran Cena del Tiepolo e la Trasfigurazione di Gesù fra Mosè ed Elia sul monte Tobar dal quadro di Raffaello delle Gallerie Vaticane. La Chiesa Madre di Sant'Elia fu conscrata il 14 novembre 1653 dal vescovo di Venosa Mons D.F. Tauruso e intitolata a Sant'Elia profeta, nel 1698 venne dal vecovo di Venosa Mons. De Laurentis dedicata alla SS. Trinità. Con decreto del 14 novembre 1909, Mons. D. Felice del Sordo, vescovo di Venosa, ordinava la chiusura della chiesa perché "inadatta all'esercizio del culto e pericolosa alla santità dei fedeli". Dopo lunghi e costosi restauri delle decorazioni e pitture, l'8 settembre 1950 la chiesa fu riaperta al culto.

I Palazzi Sono databili tra la fine del '700 e la prima meta del '900.Palazzo Manes - Rossi costruito nel 1820. Palazzo Adduca, Palazzo Giura e Palazzo Cariati hanno un portale classicheggiante a colonne doriche. Palazzo Dinella dal grazioso cadiglio sul portale con scritta "Parva sed apta mea". Palazzo De Martinis. Palazzo Tufarolo. Palazzo Nardozza dall'imposta leccese - rococò. Casa Soranna costruita nel 1646. Si presume sia la prima casa costruita dagli albanesi insediatisi a Maschito.

La Fontana Skanderbeg Alcuni secoli addietro, fontane e fontanili esterni su slarghi e piazzole, erano considerati luoghi pubblici e di piacevole conversazione. Le abitazioni,infatti, non disponevano di acqua potabile. Per le esigenze di cucina e familiari, le donne andavano con brocche a prendere l’acqua nelle fontane .Una fontana pubblica era un luogo importante per la soddisfazione delle esigenze delle famiglie. Ed era in uso erigere fontane monumentali ad onore e gloria di capi delle comunità amministrate . A Maschito, dunque. fu costruita nel 1879 - attesta la lapide ricostruita dal Comune - la Fontana Skanderbeg per opera dei cittadini e con l’aiuto del Comune retto, all’epoca, da Domenico Rafti


Mostre Nel mese di agosto la mostra fotografica di foto antiche di Maschito
Feste patronali
19 marzo : Fuochi di San Giuseppe
Venerdì Santo : Rappresentazione della Via Crucis con personaggi viventi
Ultimo sabato di aprile : Retna (Cavalcata degli Angeli) - Processione dedicata alla Madonna incoronata, i fedeli allestiscono dei carri sui quali dei personaggi viventi rappresentano le Sacre immagini di Maria e San Michele.
2° domenica di maggio : Festa in onore della Madonna Incoronata
Domenica dopo la Festa della Trinità: Festa del Corpus Domini
Ultimo sabato di giugno : Sacro Cuore di Gesù , la processione si snoda per le strade di Maschito di sabato sera. Per l'occasione le vie vengono cosparse di petali di fiori, i balconi addobbati da coperte e ghirlande di luci. In alcuni angoli di strada vengono allestiti altari con personaggi viventi.
20 luglio: Festa in onore di S. Elia (festa piccola)la festa viene così denominata perché vi è solo la processione
2° domenica di agosto : Festa patronale in onore di S. Elia (festa grande),dura 3 giorni, é la festa patronale caratterizzata da una processione dall'illuminazione e dalle esibizioni di cantanti di musica leggera.
15 agosto : Festa della Madonna dei Sette Veli, vi è una processione per le vie del paese.
Piatti tipici locali tradizionali Tumaz ma druda (tagliatelle con mollica e noci) Domenica delle Palme.
Laganelle con latte, zucchero e cannella - Ascensione.
Lagan cu lu must - Vendemmia .

Rictell cu lu gallucc ripieno (orecchiette al ragù di gallo con ripieno di frattaglie, mollica di pane e zucchero) - S. Elia festa patronale .

Cauciungiëll cu la ricotta (ravioli con la ricotta).

Cingul e cimacungul (cavatelli con cime ).
Pan cuatt cu li cim d 'rapa (pane cotto con cime di rape, ventresca e peperoni freschi).

Verdettë (finocchio selvatico con carne di agnello, salsiccia e uova) - Lunedì dell'Angelo.

Senapiello (verdura fritta con sgombro) - Vigilia di Natale.

Khmigl ( lumachine con sughetto di pomodoro e origano).

Mignatiall (involtini di frattaglie).

La "Capuzza" (brodetto di testina di agnello).
Kukul cu lu paparul pestat (sfogliata di pasta di pane, peperone piccante secco macinato, origano e olio).
Prodotti locali Vino Aglianico – Pane tipico – taralli – biscotti
Artigianato locale lavorazione e decorazione vetro artistico- ceramica artistica -portabottiglie e poltrone ricavate da botti di rovere