Anche una lezione di archeologia durante il certamen Horatianum.

VENOSA. XXV CERTAMEN HORATIANUM.
Un’altra storia di Lavello/Forentum
sabrina mutino – soprintendenza per i beni archeologici della basilicata
In occasione del XXV Certamen Horatianum, nell’aula magna del Liceo Classico “Q.O.Flacco”, si è tenuta anche una lezione di archeologia dal titolo: “Un’altra storia di Forentum-Lavello”. A relazionare, la dott.ssa Sabrina Mutino, della Soprintendenza per i Beni Archeologici della Basilicata. In particolare la dott.ssa Mutino ha precisato: “L’intervento, aderente al discorso storico-archeologico sull’antica Lavello (VII-IV secolo a.C.), da illustri studiosi identificata con Forentum, si è incentrato anche sulla problematica didattico-metodologica. L’approccio proposto allo studio della storia è quello che, a partire dall’analisi della microstoria locale e della conoscenza del territorio da parte dei ragazzi, conduca alla comprensione di dinamiche più ampie rintracciabili nella storiografia universalmente intesa. La ricerca storica sul comprensorio lavellese/forentino in epoca preromana offre l’occasione, infatti, di integrare diverse fonti: epigrafiche, materiali, strutturali, iconografiche e, seppur indirette, anche le fonti letterarie di autori latini e greci, tra i quali lo stesso Orazio (4° Ode del III libro al v. 16). Accanto all’identificazione culturale daunia e poi sannita dell’insediamento di Lavello, gli interrogativi posti sono numerosi. Una possibilità concreta per scioglierli consiste nel partire da testimonianze che riguardino le tracce di quanti più di 2000 anni fa hanno realmente calcato il territorio che oggi, pressoché ignari, noi stessi ripercorriamo. In tal modo riusciremo a ricostruire, probabilmente non il segno di grandi eventi o la presenza di illustri personaggi, ma la relazione concreta tra gli uomini ed il paesaggio, attraverso l’esame dell’universitas rerum. Per l’età preromana, infatti, in assenza delle parole, vale a dire di una letteratura intesa come autonoma espressione linguistica del pensiero di queste comunità, il “mondo delle cose” rappresenta l’unico codice possibile da interpretare, sebbene talvolta estremamente frammentario e polisemantico. La storiografia si spoglia così delle peculiarità di disciplina unicamente filologico-letteraria ed incarna anche la concretezza delle testimonianze materiali, integrate con fonti di diversa natura e peso scientifico.
Con l’ausilio delle nuove tecnologie, infine, viene sperimentata la validità delle ipotesi di ricostruzione storico-archeologica avanzate, proiettandole nella realtà tridimensionale. Il mondo virtuale diviene quindi per i ragazzi laboratorio di conoscenza storica e mezzo di comunicazione più agevole. Tutta un’altra storia…”.
Lorenzo Zolfo