Roma, incontro tra la poesia arbereshe e quella albanese alla presenza dell'Ambiasciatore Albanese in Italia

ROMA 12 MARZO 2011. UN ARBËRESH E UNA ALBANESE A ROMA PER LA POESIA ALBARBËRESHE. INCONTRO CULTURALE ITALIA-ALBANIA: UNA STORIA DI FILI INTRECCIATI TINTI DI ROSA.
Nella “cornice” istituzionale dell’Ambasciata Albanese di via Asmara 5, in Roma, sabato 12 marzo, sotto gli occhi vigili del principe Giorgio Castriota Skanderbeg dall’espressione compiaciuta, protagonista è stata la poesia albarbëreshe, vale a dire, la poesia albanese della poetessa Valbona Jakova e la poesia arbëreshe del maschitano Tommaso Campera.
Questo incontro culturale, in omaggio alle donne, è stato intitolato “Italia Albania: una storia di fili intrecciati tinti di rosa”. Sono state messe a confronto, due metriche della poesia e due espressioni della stessa lingua che, pur distanti nelle forme e nel tempo ha unito nuovi Albanesi di oggi (Valbona Jakova) e “antichi” Albanesi di ieri (Tommaso Campera): due espressioni poetiche, linguistiche e sociali che sono però parte di una stessa natura e origine.
Ospiti raffinati ed impeccabili, presente il Dr. Llesh kola Ambasciatore di Albania in Italia e la Dott.ssa Donika Hoxha Consigliere presso l’Ambasciata di Albania in Italia che, nel fare gli onori di casa, hanno saputo mettere a proprio agio gli autori, i relatori ed il qualificato e numeroso pubblico intervenuto.
La Dott.ssa Klodiana Çuka e Pasquale De Santis, rispettivamente, Presidente e responsabile delle comunicazioni e relazioni esterne Integra Onlus, in collaborazione con l’Ambasciata Albanese, hanno magistralmente organizzato e coordinato l’incontro culturale.Il Prof. Edmond Çali, dottorato in lingue e letterature straniere, nonché ricercatore presso l’Università degli studi di Napoli L’Orientale che con erudita conoscenza della materia, ha presentato gli autori Jakova e Campera e relazionato sulla valenza delle loro opere. La Prof.ssa Dora Liguori, scrittrice, che in riferimento alla ricorrenza dell’Unità d’Italia ha sapientemente relazionato sugli avvenimenti che hanno portato all’Unità d’Italia e su quanto bisognerebbe adottare affinché, sempre più, si rafforzi la consapevolezza di essere Italiani. Vittorio Arcieri, reporter delle principali testate giornalistiche, che ha curato la mostra fotografica “IntegrAzione” che ha arricchito l’incontro culturale di sabato 12 marzo: la mostra fotografica si proponeva (riuscendoci) di ricordare il memorabile sbarco degli Albanesi in Italia, e dunque, il ventennale di tale avvenimento. Non ultimo in quanto a professionalità e qualità della sua opera, Ferdinand Bjanku, artista albanese dalla carismatica personalità, che ha curato le riprese fotografiche e cinematografiche allietando l’avvenimento culturale con i suoi contributi musicali.
Tra il pubblico presenti il Prof. Italo Costante Fortino Ordinario di Lingua e letteratura albanese Università di Napoli l’Orientale; Michele Piccianu, Presidente AICCRE (Sezione Italiana Consiglio dei Comuni e delle Regioni d’Europa); la Prof.ssa Kate Zuccaro Giornalista Ricercatrice della Cultura Arbëreshe; don Giovanni Giudice, già collaboratore di Giuseppe Gangale ed attuale sostenitore delle teorie gangaliane; il Dr. Albert Prenkaj, Ambasciatore in Italia della neonata Repubblica del Kosovo; Tina Paladini referente Integra Onlus di Roma e Turi Bardhi Presidente degli studenti Albanesi di Roma.
Il padrone di casa Llesh Kola, Ambasciatore di Albania in Italia nel suo intervento ha fatto risaltare la capacità di integrazione degli antichi e nuovi Albanesi ma, nello stesso tempo, prendendo spunto dalle liriche scritte in albanese arcaico da Tommaso Campera, descrivendo il contributo dato dagli Arbëreshë all’Unità d’Italia, si è compiaciuto anche della capacità di mantenimento delle radici originarie “l’albanese potrà anche cambiare la terra dove poggia il piede ma non dimenticherà mai chi è e il suo dovere verso il luogo d’origine”.La Presidente di Integra Onlus Klodiana Çuka (essa stessa simbolo di perfetta integrazione) nel suo intervento, ha brevemente parlato della ricorrenza del ventennale dello sbarco degli albanesi in Italia e della positività, rappresentata dalla capacità degli attuali Albanesi di integrarsi ed evolversi.
Il Prof. Edmond Çali relazionando sulla valenza degli autori Jakova e Campera e sulle loro opere, in modo completo ha esposto come le due opere, “La tempesta delle Ore” dell’albanese Jakova scritta in italiano e “Ze një pastan i re” dell’arbëresh Campera scritta in arbëreshe, anziché contrapporsi, si completano a vicenda perché esse rappresentano due specificità della stessa cultura l’albanese e del filone della letteratura albanese esse fanno parte. In modo particolare, di Jakova il Prof. Çali ha voluto far risaltare come, per le sue numerose opere pubblicate e lavori di traduzioni (p. es. Ungaretti e Neruda tradotti in albanese) essa risulti scrittrice completa. Di Tommaso Campera che è alla seconda esperienza letteraria, il Prof. Çali ha fatto notare come il libro di liriche da lui scritto in albanese arcaico con traduzione a fronte in italiano e contenente anche l’alfabeto, rappresenti un’opera di facile fruibilità per chiunque. Il prof. Çali ha inoltre fatto notare come, l’opera del Campera, per la prefazione fatte alla raccolta di poesie dal Prof. Fortino, per le numerose note riportate a piè di pagina, per i vocaboli arcaici per lo più scomparsi in altre forme dell’albanese, sia opera utile nell’insieme della letteratura albanese e in tale letteratura l’opera vada collocata.
L’incontro si è concluso con un rinfresco offerto dall’Ambasciata Albanese in Italia.
Lorenzo Zolfo
La foto ritrae Tommaso Campera originario di Maschito con la poetessa albanese Jakova.